mercoledì 20 febbraio 2008

23


Continuano gli incontri con gli autori alla Libreria del fumetto
DELTA COMICS
di Rovigo

Questo mese saranno ospiti i disegnatori
GIUSEPPE DE LUCA e KETTY FORMAGGIO

appuntamento
SABATO 23 FEBBRAIO
dalle ore 17:00.

Corso del popolo, 337 Rovigo (Ro)
Per maggiori info
Tel. 346 5844314

Gli autori saranno lieti di autografare i loro albi a fumetti e dedicare disegni a tutti i presenti!

Giuseppe De Luca presenterà il n. 4 della miniserie di successo NEMROD edita da Star Comics e da lui disegnato.
Ketty Formaggio è colorista delle avventure mensili a fumetti di LUPO ALBERTO.

martedì 19 febbraio 2008

India


A mio fratello maggiore Federico, che mi ha fatto scoprire Andreas con il fantastico Rork e prima ancora Will Eisner con l'inarrivabile The Spirit. In questo momento, felice coincidenza, è in India.

A Salva, che mi ha fatto scoprire Marc-Antoine Mathieu per telefono mentre Russel Patterson me l'ha servito nel corso di un lungo dopocena a base di originali di Gibbons, Breccia, Pratt...

A Barbara, che una mattina si è veramente trasformata nella dea Kali sotto i miei occhi increduli.

martedì 12 febbraio 2008

Letture (V): Architetture a fumetti

Qui avevo anticipato un mio articolo in fieri sul giovane artista quebecchese Pascal Blanchet.
Bhé, in questi mesi ho terminato l'articolo e ho cominciato a gettere le basi per un lavoro di critica che intende riprendere e integrare i miei studi di un tempo (in verità mai del tutto abbandonati).
Intanto qualche appunto sulle ultime letture "a tema".

Andreas, Le triangle rouge, Delcourt

"When I was young, I wanted to be an architect. Only later I saw myself as a strips artist. I am still fond of architecture. This liking returns in my work." (*) Andreas Martens

Piccolo gioiello, questo albo di Andreas è un omaggio appassionato al grande architetto americano Frank Llyod Wright (1867-1956) e alle sue indimenticabili opere.
Le triangle rouge è un fumetto cerebrale, visionario, ma soprattutto "perfetto".
Perfetto per l'inconsueto formato all'italiana, utilizzato dall'autore per accentuare i tagli panoramici delle vignette, funzionali alla narrazione di una storia incentrata sul momento creativo di un genio dell'architettura che proprio dell'accentuata orizzontalità aveva fatto una caratteristica saliente del proprio stile. Basti pensare alle Praire Houses che, perfetta espressione del concetto di architettura organica di Wright, si fondevano nel deserto americano (altro importante elemento di Le triangle rouge) e che Andreas evoca con ammirazione nelle architetture oniriche che contrappuntano con la loro presenza lo scorrere delle vicende narrate.
Albo perfetto anche per l'uso attento del colore, a partire dal rosso citato nel titolo e richiamato perfino nella costa rivestita in tela della copertina.
Un rosso che permea tutta la vicenda con la sua presenza magica e creatrice. A questo proposito non è superfluo richiamare qui il noto simbolismo del sangue o la dimensione magica e allucinatoria del deserto, teatro in ultima analisi di tutto ciò che avviene nel libro.
Rosso era il quadrato con cui Frank Lloyd Wright firmava i suoi progetti e che l'autore cita in più occasioni.
Rosso è il triangolo con cui Andreas marchia una misteriosa scatola cubica contenente pasticche allucinogene di forma triangolare, a loro volta rosse.
Rosso è il triangolo che orna la facciata di una misteriosa, enorme clinica, cubica anch'essa, che sorge, non poteva essere altrimenti, nel deserto.
Rosso è il cerchio lasciato su tre crani dal foro di tre pallottole...
Quadrato, triangolo, cerchio: tre figure geometriche base.
Tre sono i lati del triangolo, simbolo di Dio (il Grande Architetto) - e, incidentalmente, un triangolo rosso è il logo della casa editrice dell'albo (la francese Delcourt).
Tre sono le iniziali del nome dell'architetto americano: F, L, W.
Tre sono i personaggi (i cui nomi iniziano sempre con F, L, W) che appartengono a ciascuno dei piani onirici in cui, in un complesso gioco di scatole cinesi, la storia si articola tra doppi fantastici e lisergici.
E così via. Nelle 46 tavole di Le triangle rouge, Andreas intreccia con arguzia una grande quantità di acrostici, anagrammi, riferimenti colti. Ad esempio introducendo il personaggio di Lebeau Wood, ennesimo doppio onirico di Wright, chiaro omaggio all'architetto teorico e visionario contemporaneo Lebbeus Woods.
Una trama complessa, dunque, in cui la chiave di lettura è offerta proprio dal colore.
Non a caso la vicenda, che alterna linea chiara su fondo bianco a un ricco uso delle matite colorate (tecnica tipica con cui Lebbeus Woods illustra i propri progetti), è racchiusa tra due parentesi acquarellate.
Ancora una volta tre tipi diversi di colorazione.
E non a caso queste due tavole ad acquarello, che aprono e chiudono l'albo, sono viste di Taliesin, la residenza-laboratorio di Frank Lloyd Wright (ricostruita tre volte) eretta in fasi successive nel deserto dell'Arizona tra il 1937 e il 1956 (anno della morte dell'architetto) che si può ben dire rappresenti al tempo stesso l'inizio e la fine di una vita interamente dedicata all'architettura.
Una scelta, ancora una volta, perfetta.

(*) Intervista a ZozoLala. L'intera intervista è disponibile qui.

Marc-Antoine Mathieu, Les Soul-sols du Révolu, Futuropolis / Musee du Louvre Editions

Architettura, simbolismi e giochi di parole caratterizzano anche l'ultimo libro di Marc-Antoine Mathieu, Les Soul-sols du Révolu, commissionato all'autore francese dal Museo del Louvre e co-prodotto in collaborazione con la casa editrice Futuropolis.
L'accattivante volumetto cartonato di forma quadrata si segnala innanzi tutto per la stampa di eccezionale qualità, che esalta il bianco e nero straordinario di Mathieu.
Sottotitolato Estratti dal giornale di un esperto il libro racconta la storia, ambientata in un periodo storico indefinito, di Monsieur Le Volumeur, l'esperto incaricato di valutare l'intera collezione del museo di Révolu, un edificio sterminato che già dal nome (un anagramma), oltre che nell'aspetto, si pone come doppio immaginario del Museo del Louvre.
Le dimensioni ipertrofiche dei sotterranei del museo rivelano presto a Le Volumeur, accompagnato dal fido assistente Leonard, che al pari del suo corrispondente reale l'enorme fabbrica è frutto di una serie di stratificazioni successive, di una trasformazione continua nel tempo, e che dunque l'impresa è destinata a prolungarsi oltre il previsto, forse a non avere mai fine...
La metaforica discesa nei sotterranei diventa così una riflessione divertita, ma al contempo assolutamente seria, sulla natura dell'arte, sulla sua conservazione e riproduzione, sul restauro, e sul concetto stesso di museo.
Mathieu, autore dotato e acuto, dà sfoggio della consueta bravura tanto nel disegno (superba, come sempre, la costruzione e la resa degli spazi) quanto nelle continue trovate con cui affronta il tema inconsueto e certamente complesso, ben esemplificate dalla sua brillante e ironica soluzione dell'enigma del misteroso sorriso di una ben nota opera d'arte o dalle considerazioni non banali con cui affianca le opere di Mondrian al linguaggio del Fumetto.
Punta di diamante dell'albo sotto l'aspetto squisitamente grafico è senza dubbio la penetrazione dei personaggi nelle viscere del museo, là dove Mathieu, con una trovata geniale che sarebbe uno sgarbo svelare qui, fa riappropriare la Madre Terra dell'Arte che essa stessa ha partorito in tempi ancestrali. Il tutto visualizzato con tonalità di grigio che si fanno sempre più cupe fondendosi con lo sfondo nero delle vignette fino al limite della leggibilità.
Ma cercare punti di eccellenza in Les Soul-sols du Révolu è certamente un'operazione sterile, perché è l'albo nella sua interezza a essere di altissimo livello.

Frédéric Bézian, Les garde-fous, Delcourt

Un uomo e una donna, belli, ricchi e ammirati. Una coppia di giovani editori di successo che vivono in una villa su un lago. Un paradiso isolato immerso nel bosco. Eppure le grandi vetrate, i riflessi dell'acqua sulle alte pareti immacolate dei saloni, le ampie terrazze dai parapetti in vetro, l'apparato domotico all'avanguardia non possono nascondere il fatto che quella casa è in realtà un prigione, aperta alla natura (comunque falsa, perché il lago è artificiale) ma chiusa al mondo.
Il fragile equilibrio di coppia viene spezzato dall'intromissione di un ispettore di polizia decisamente sopra le righe che annuncia l'arrivo imminente di un pericoloso omicida seriale di donne le cui tracce sembrano condurre proprio al lago...
C'è molto Orson Wells in Les garde-fous, ma c'è anche molta architettura.
La villa lussuosa in cui è ambientato il racconto orchestrato da Bézian è molto più che il mero fondale di una vicenda glaciale che mescola il dramma della gelosia con la cecità dell'ambizione e l'orrore della follia.
Gli spazi dilatati, fluidi e iperrazionalisti della villa, ottimamente visualizzati dal segno elegante dell'autore, sono la perfetta espressione della profonda solitudine delle figure umane che li abitano e che in essi fisicamente, e per traslato moralmente, sembrano perdersi. Un fuori-scala che enfatizza la piccolezza di uomini prigionieri dei loro demoni interiori, ma che potrà trovare una ricomposizione con una rinnovata dimensione umana quando questi stessi uomini avranno avuto il coraggio, la capacità e l'umiltà di riconciliarsi con se stessi e, di conseguenza, con chi amano.

Quelle sopra gli occhiali sono le vene delle tempie

Qualcuno ai nipotini dedica simpatici disegni (bravo Davide). Come disegnatore io invece non sono un granché, quindi lascio che i ruoli si invertano e siano le piccole pesti a lavorare per il sottoscritto. In attesa che Luca venga folgorato dal sacro fuoco dell'arte ci pensa egregiamente Filippo, con un azzeccato ritratto dello zio: