mercoledì 19 marzo 2008

Gaddo aveva ragione

Grazie al mitico Giulio De Vita anche io, in compagnia di Giorgio Chiedivino, ho avuto l'onore di entrare nel cartaceo mondo di un fumetto.
In realtà ero già comparso nel lontano 1990 (o giù di lì) su un biglietto d'auguri senza pretese realizzato a fumetti. In questo caso però il destinatario degli auguri era un mio carissimo amico e l'improvvisato fumettista armato di tratto-pen (ma sprovvisto di bianchetto)... io stesso.
Diciamo che non è proprio la stessa cosa...

Scherzi a parte, cuccatevi la storia completa del grande Giulio (e quelle degli altri spettacolari partecipanti del 24 Hour Comics Day 2007 di Galleria Vastagamma) qui.

martedì 11 marzo 2008

Letture (VI): Città e fumetti

Paul Herman, Capitales européennes en BD, Glenat

Poco da dire, purtroppo, su questa comunque interessante iniziativa di Glenat per celebrare i cinquant'anni del Trattato di Roma che nel 1957 ha istituito la Comunità europea.
Il volume raccoglie una discreta serie di esempi di come alcune capitali europee siano (state) rappresentate nei fumetti franco-belgi. Peccato che l'operazione si limiti a offrire una panoramica di vignette contenenti immagini di monumenti famosi e viste tipiche semplicemente estrapolate dal loro contesto narrativo.
Al di là di un breve testo introduttivo piuttosto generico il libro non contiene alcun apparato critico. Tra l'altro una delle osservazioni più interessanti contenuta nell'introduzione, cioè il parallelismo dell'evoluzione della struttura politica dell'Europa e di quella stilistica del fumetto (riflessa di conseguenza - ci si aspetterebbe - anche nella rappresentazione dell'immaginario urbano), non viene purtroppo sviluppata, presentando il libro esempi di fumetti molto recenti che solo in rare occasioni si spingono indietro nel tempo agli anni 1980.
Un'occasione persa, forse, per quanto l'iniziativa, legata a una mostra itinerante, abbia il pregio di portare attenzione su un tema affascinante e raramente approfondito.

Frank Santoro, Storeyville, Picturebox Inc.

Dan Nadel con il grande volume in formato tabloid edito da Picturebox Inc. presenta per la prima volta al vasto pubblico l'interessante Storeyville, ristampando finalmente in una edizione elegante e prestigiosa (dietro una copertina che al sottoscritto ricorda i panorami ariosi del Wee Willie Winkie's World di Lyonel Feininger) il fumetto autoprodotto nel 1995 da Frank Santoro.
Il primo impatto con il fumetto in sé, come bene illustra Chris Ware nell'introduzione, è disorientante. Il disegno di Santoro, infatti, è solo abbozzato; le vignette ridotte a poco più che schizzi.
Eppure Storeyville è un libro tutt'altro che improvvisato.
L'impianto è rigoroso: 38 pagine, ciascuna suddivisa in 15 vignette uguali accostate le une alle altre senza alcuno spazio interposto. Una struttura con una precisa funzione diegetica come appare evidente dalla doppia tavola finale nella quale, metaforicamente, il quadro frammentario della condizione incerta del protagonista si ricompone tanto nel racconto in sé che nella sua visualizzazione.
Inoltre i colori astratti e vigorosi di Katie Glinksberg, limitati a poche tonalità nella gamma dei gialli, degli arancioni e dei grigi, completano le matite e le chine espressioniste di Santoro conferendo loro sostanza e un notevole livello artistico.
Venendo alla trama, Storeyville racconta per immagini la storia di Will, un giovane senzatetto che intraprende un lungo viaggio da Pittsburgh a Montreal alla ricerca del "Reverendo", un vagabondo suo pari cui è legato da un forte sentimento di riconoscenza per un oscuro episodio del loro comune passato.
I numerosi panorami urbani inframmezzati alle vicissitudini di Will evocano il contesto temporale e sociale della vicenda, l'America del Nord degli inizi del XX secolo. Non si tratta di un mero elemento di sfondo: come Will, in ultima analisi, è alla ricerca di sé, di una propria definizione così il contesto della vicenda è la nascente metropoli industriale in pieno fermento e in costante trasformazione, espressione di una società che sta abbandonando tradizioni secolari per diventare qualcosa di completamente diverso.
La tavola 17 a riguardo è emblematica: gli schizzi di Santoro, mai altrove così approssimativi, riflettono con efficacia la condizione spaesata di Will che giunto infine a Montreal, ma incapace di trovare l'amico, appare completamente perso. Anche il lettore, di fronte a bozzetti talmente indefiniti, è privato di qualunque punto di riferimento e non può che condividere il senso di vuoto provato da Will.
Storeyville appare dunque in ultima analisi come una delle più convincenti trasposizioni (in questo caso per immagini) di un'esperienza del tutto interiore e profondamente intima.
Un bel fumetto, nel più concreto senso della parola.

Ricardo Barreiro Eduardo Risso, Parque Chas, 001 Edizioni

(post in intenzione)