martedì 12 agosto 2008

Una risata vi seppellirà

Qualche giorno fa, in Rete, mi sono imbattuto in una lamentela.
Un tizio, piccato, deprecava la mancanza di riconoscenza di alcuni internauti.
Sono scoppiato a ridere.
Era quello stesso ignorante (in senso etimologico) divenuto improvvisamente "esperto" con il frutto di oltre un anno di lavoro altrui. Per quanto indirettamente, a suo tempo ne ricavò pure qualcosa. E non ha mai ringraziato.
La memoria, evidentemente, è corta. E selettiva.
Sarà l'età...

mercoledì 6 agosto 2008

Architettura e Fumetto: il Toneelschuur di Joost Swarte e Mecanoo

AAVV, Toneelschuur Theatre Haarlem, NAi Publishers

Nel febbraio 2003, al termine di una complessa vicenda durata ben 12 anni, veniva inaugurata ad Haarlem (Olanda) la nuova sede del Toneelschuur, "storico" teatro d'avanguardia, il cui progetto era stato elaborato dall'importante studio di architettura olandese Mecanoo su design di Joost Swarte, noto fumettista e illustratore da tempo grafico del Toneelschuur stesso.
Il libro raccoglie le testimonianze di due tra i più importanti attori coinvolti, Jan Tromp (del direttivo del teatro) e Henk Doll (all'epoca partner Mecanoo), corredandole con alcuni disegni di Swarte e un apparato fotografico ricco e ben curato. Completa il volume un intervento dello storico e critico Paul Hefting sull'approccio artistico all'architettura costruita, giocoso ma fondato su basi solide, dello Swarte illustratore.
E' affascinante leggere come le premesse bizzarre di questa operazione si siano potute concretizzare in un'opera architettonica così riuscita. Il coinvolgimento di Swarte, cui era stato chiesto di sognare un edificio e di visualizzarlo, è un'ulteriore riprova del crescente valore dato dalle istituzioni culturali illuminate all'aspetto formale dei loro edifici di rappresentanza nella consapevolezza che una qualità architettonica che si estende allo spazio pubblico circostante (contribuendo a definirlo e connotarlo) esprime la perfetta fusione di etica ed estetica.
A questo proposito il Toneelschuur può considerarsi esemplare. L'edificio si inserisce con eleganza nel tessuto urbano storico presentando al contempo un'immagine forte e riconoscibile data dalla stratificazione di piani e materiali diversi. L'ampio foyer vetrato si configura come il prolungamento coperto della piazzetta semipubblica individuata dal volume aggettante della sala dei cinema e costituisce al contempo un invito e un luogo privilegiato per lo sguardo dove si innesca una dinamica particolare in cui interno ed esterno si scambiano continuamente di ruolo.
Il teatro risulta così non un corpo estraneo, ma un organismo pulsante che partecipa alla e della vita della città.
Nel complesso il libro è una lettura piacevole che tuttavia alla fine può lasciare parzialmente delusi per una generale mancanza di approfondimento.
Non si tratta infatti di un libro di architettura in senso stretto: eventuali riflessioni sui sistemi dell'edificio (strutturale, distributivo) e sulla loro integrazione funzionale sono lasciate al lettore
volonteroso di studiarsi (con la lente di ingrandimento) una manciata di planimetrie e sezioni relegate nelle ultime pagine.
Le illustrazioni di Swarte riprodotte nel volume, poi, sono in buona parte precedenti alla stesura di questo specifico progetto e mirano sostanzialmente a testimoniare la pregressa confidenza dell'artista con il campo dell'architettura.
Sarebbe stato più interessante poter invece disporre di un'ampia panoramica degli schizzi di studio che hanno preceduto l'elaborazione formale della proposta, in modo da poterli raffrontare sia con questa che con quanto è stato effettivamente realizzato dopo l'intervento esecutivo di Mecanoo.
Gli autori riescono comunque nel difficile compito di comunicare un concetto non banale e cioè che l'architettura è un processo. Come tale essa ha molti protagonisti e si relaziona strettamente ai piani politico, economico e culturale. Resta la lezione importante: realizzare un sogno è possibile.
Dovremmo imparare.

Nota. Per una disamina più approfondita dell'approccio di Swarte al progetto rimando all'intervista realizzata lo scorso anno all'artista da James Benedict Brown, studente architetto dell'Università di Sheffield, e contenuta nella sua interessante tesi dal titolo The Comic Architect.

domenica 3 agosto 2008

Mi piaccion le sbarbine

Roberto "Freak" Antoni e altri, Freak nn. 1 & 2, Sie

Qualche sera fa sono andato a vedere gli Skiantos.
Bel concerto, mi son proprio divertito.
A questo punto come non parlare di Freak, il fumetto di e con Roberto "Freak" Antoni?
Confesso che, a priori, su questo prodotto ero un po' scettico. Infatti mal sopporto gli autori che si parlano addosso, raccontando ai loro lettori null'altro che la propria vita (spesso, sospetto, assai romanzata) come fosse unica e interessante "a prescindere".
E invece Freak, complice la presentazione "live" cui ho assistito presso Deltacomics (il mitico negozio di fumetti di Rovigo) lo scorso sabato 5 aprile, si è rivelato una vera sorpresa.
Freak (Antoni) è il protagonista di una storia comico/thriller/paranormale ambientata in un'intrigante Bologna esoterica; un giallo nel quale una serie di grotteschi omicidi di noti (e fastidiosetti) esponenti dello spettacolo si intreccia alle vicende personali di Freak stesso e di un suo vecchio amico divenuto nel frattempo poliziotto. Il tutto condito con la giusta dose di approfondimento psicologico e umorismo demenziale. Le atmosfere del fumetto, d'altra parte, sono un omaggio dichiarato alle opere ormai classiche di due grandi maestri bolognesi: Magnus e Bonvi.
Le premesse di Freak sono dunque intriganti, anche se la formula adottata alla lunga dovrà trovare una giustificazione plausibile e veramente originale per non deludere i lettori. In ogni caso quanto visto nei primi due episodi di quella che si annuncia come una prima miniserie di prova e rodaggio è ovviamente troppo poco per avere un'idea precisa dello sviluppo della trama.
Purtroppo però, al di là di qualche felice intuizione, Freak presenta più di un neo. La qualità dei disegni, rigorosamente in b/n, è altalenante. Il cambio di disegnatori ad ogni numero (una precisa scelta editoriale), trattandosi di una miniserie, non aiuta. Anche lo storytelling, spesso, zoppica.
Se Freak fosse un fumetto amatoriale (e venduto a un prezzo popolare) si potrebbero forse considerare questi come peccati veniali, giustificandoli con i tempi ristrettissimi di lavorazione dichiarati dagli autori. Ma 8,90 € per il primo numero e addirittura 13,90 € per il secondo (e il terzo) sono prezzi oggettivamente eccessivi e del tutto fuori mercato per un prodotto con queste caratteristiche. Tiratura "limitata" (2000 copie?) e copie autografe appaiono solo pretesti per confezionare un'operazione del cui ritorno economico sembra proprio sia l'editore stesso a non essere del tutto convinto.
Ma allora perché rischiare in prima battuta?
Peccato.