sabato 16 gennaio 2010

Città e Nuvole

Dalla sempre aggiornata AFNews apprendo con gioia che entro la fine dell'anno verrà organizzata al MUF (Museo Italiano del Fumetto e dell'Immagine) di Lucca una mostra sull'immagine della Città.
Cito dal comunicato stampa pubblicato sul sito:


LE CITTA' DELLE NUVOLE DI CHINA
inverno 2010 - primavera 2011 (periodo indicativo)

La più grande retrospettiva mai realizzata sull'immagine nel contesto urbano e nel paesaggio vista attraverso il fumetto, l'illustrazione ed il cinema d'animazione. Centinaia e centinaia d'immagini disegnate ed animate realizzate dai grandi autori internazionali della comunicazione per immagini. Dalle architetture delle civiltà classiche ai contesti urbani del futuro filtrati nella immaginazione visiva di grandi autori.
(...)


Qui il link alla pagina ufficiale del Museo con un simpatica anteprima in slide show della mostra.

Mi auguro che l'esposizione sia accompagnata da un serio apparato critico, dal momento che la saggistica sull'argomento è quasi inesistente e la pubblicazione del volume Comics and the City, annunciata tempo fa (ne avevo accennato in un post precedente) continua ad essere rimandata di mese in mese.

venerdì 15 gennaio 2010

Glaciale Martin


Miguel Angel Martin
Sicotronic Records
Purple Press


Fedele alla cifra stilistica che lo contraddistingue tanto sul piano tematico quanto su quello narrativo, con Sicotronic Records Miguel Angel Martin ci offre nuovamente uno sguardo chirurgico e glaciale sulla realtà dissociata del presente.
Le sei storie brevi di cui si compone il volume sono le facce di una gemma fredda e cristallina, un diamante sintetico quanto la musica elettronica che ne costituisce il motivo conduttore.

Il segno pulito dell'autore spagnolo delinea un futuro contemporaneo fatto di ingegneria genetica, impianti sottocutanei, malattie devastanti, apatia generalizzata. Un nonluogo popolato da individui eternamente giovani, una generazione non più X e nemmeno Z ma Alfa, Beta, Gamma come ne Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.
Gli elementi cari a Martin ci sono tutti: la devianza, la malattia, il sangue, gli insetti. Non vi è nulla di nuovo rispetto a quanto ci ha abituati con le sue precedenti opere. Anzi.
In questo senso Sicotronic Records è una summa della sua produzione: la devianza di Psychopatia Sexualis, il minimalismo esasperato di Neuro Habitat, i colori di Playlove.
E' Martin che cita se stesso.
Quanto di più opportuno per un libro-catalogo nato in affiancamento alla personale dell'autore allestita presso la Galleria Miomao di Perugia nell'estate del 2009.

Diabolico Virgilio di questo Inferno asettico è un giovane maschio senza nome che, opportunamente, ostenta una coppia di piccole corna appuntite sulla fronte.
E' il produttore e proprietario della Sicotronic Records, etichetta discografica che scrittura sadomasochisti, malati terminali, zombie facendoli esibire sul palco vuoto di un locale alla moda.
Un personaggio che è alter ego dell'autore spagnolo, come lui stesso confessa tra le pagine della bella galleria d'immagini con cui si chiude il volume, dove spicca l'ironica The Toxick Magician siglata con il sigillo del suo nome di battesimo.


Un plauso a Purple Press che con Sicotronic Records confeziona un cartonato dal formato inconsueto, quasi quadrato, che si dilata a ospitare la traduzione inglese dei testi ponendola a margine delle tavole.
Eccezionale, poi, la carta utilizzata che, bianca e granulosa, esalta i rossi, i gialli, i viola dell'autore spagnolo ampliando lo stimolo tattile e visivo della lettura.

giovedì 14 gennaio 2010

Granville + Robida + Conan Doyle + Tarantino = Talbot


Bryan Talbot
Grandville
Dark Horse Comics
ed. it. Comma 22


Grandville, il nuovo affascinante affresco steampunk di Bryan Talbot racchiuso in un gradevole albo cartonato dalla copertina in rilievo, è ambientato in un presente/passato alternativo popolato da personaggi ispirati alle creature antropomorfe dell'illustratore francese Jean-Ignace-Isidore Gérard, noto appunto con lo pseudonimo di Grandville (1803-1847).


Protagonista principale è l'ispettore Archie LeBrock di Scotland Yard, un imponente tasso duro e romantico che, coadiuvato dal collega topo Roderick Ratzi, indaga sul misterioso suicidio di un diplomatico britannico in un mondo in cui la Francia ha dominato per due secoli un'Inghilterra affrancatasi solo da poco dal giogo napoleonico.
Scenari urbani e macchinari fantascientifici sono ispirati alle opere di Albert Robida (1848-1926), citato direttamente anch'egli nel nome di una fittizia torre rasa al suolo in un attentato aereo che richiama apertamente i fatti dell'undici settembre, con tanto di Ground Zero e teorie del complotto, e che riveste un ruolo chiave nella vicenda.


Talbot coglie l'occasione per strizzare l'occhio alla BD con citazioni di personaggi storici quali Bécassine, Spirou (“scimmie senza peli evolutesi nella cittadina di Angouleme”) e il cane Milou, che nei propri sogni oppiacei vive le avventure di Tintin (chissà come l'avrà presa Moulinsart?).
I giochi di parole (ci scappa pure un “Papa Ratzi”) e le citazioni (in primis Conan Doyle, ma anche a sorpresa Quentin Tarantino) si susseguono a ritmo vertiginoso, al pari delle efficaci scene d'azione ricche di inseguimenti mozzafiato, sparatorie e cospicui spargimenti di sangue.
Granville è dunque una spy story cruda e violenta giocata sul filo di un'ironia che fonde con sapienza i generi.
L'inizio dell'albo è magistrale. La prima pagina è una grande immagine al vivo, muta, che mostra una strada selciata stretta tra un fuligginoso impianto industriale e una ferrovia sopraelevata. L'architettura delle abitazioni che si intravedono ai margini è vagamente in stile Liberty. Il cielo è solcato da navi volanti. Sullo sfondo l'ombra della Tour Eiffel si staglia imponente nel tramonto.
Nell'immagine senza tempo la musa di ferro annuncia che la vicenda si svolge a Parigi (Grandville) in un tempo alternativo. Ma basta voltare pagina per essere travolti da un inseguimento in atto su quella stessa strada. La tavola è ora tripartita in vignette orizzontali. Il punto di vista non cambia ma l'orizzonte si inclina. La torre, resa all'improvviso pendente all'interno del quadro, accentua l'instabilità della situazione trascinando il lettore in una cavalcata adrenalinica.



I disegni, come quelli del precedente Alice in Sunderland, risentono purtroppo di una colorazione pesante che, sfruttando filtri ed effetti digitali senza la dovuta misura, appare già datata.
Ma si tratta di un peccato che Talbot riesce a farsi perdonare facilmente.

mercoledì 13 gennaio 2010

Sulle ali del Sogno


I sogni mi affascinano.
Ne sono attratto e sedotto.
Non posso parlare per altri, ma i miei sogni sono intensi, visionari, visivamente barocchi.
Grondano di dettagli. Vivissimi.
Quando sogno, o meglio quando mi ricordo dei sogni vissuti durante la notte, al risveglio provo una sensazione di benessere fisico. Mi sento “in forma”, come si usa dire. Pieno di energie.

E' con questo spirito che qualche giorno fa, come rito propiziatorio a Morfeo, ho approfittato del silenzio della notte per leggere Flock of Dreamers (Kitchen Sink, 1997), un'antologia (come recita il sottotitolo) di “fumetti ispirati ai sogni” di autori di tutto rispetto quali Robert Crumb, Zograf, Rich Veicht e altri, compresa la nostra Francesca Ghermandi in coppia con Massimo Semeraro.
Sulla copertina dell'albo, nella cui grafica in cui c'è lo zampino di José Villarubia, gli autori si sono autoritratti nella posizione in cui usualmente volano nei loro sogni.
Sospettavo che volare fosse un'attività onirica piuttosto comune e ricorrente, anche se poche persone lo confessano. La famosa battuta di Jung avrà invalidato le interpretazioni più scontate di natura sessuale, ma può darsi che desiderio di fuga e paura delle responsabilità appaiano socialmente più esecrabili di un sano appetito carnale insoddisfatto.
Comunque sia ho constatato con sorpresa che nei sogni voliamo tutti in modo diverso, cosa (questa sì!) che mi ha molto sorpreso data la naturalezza con cui, quando succede, lo faccio.

Il Sogno è da sempre territorio fertile per i fumetti. Nel volume Little Nemo 1905-2005: Un secolo di sogni (Coconino Press, 2005) Peter Maresca rivela che Winsor McCay non è stato, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il primo cartoonist a sfruttare la formula del racconto bizzarro e spiazzante che si interrompe con il risveglio del protagonista. Egli è stato tuttavia il più grande perché con la sua straordinaria abilità nel disegno è riuscito a evocare il fascino dei mondi fantastici di Little Nemo in Slumberland (1905-1914), vivificandoli.


Lo strepitoso Dream of the Rarebit Fiend (1904-1913), le strisce che McCay firmava con lo pseudonimo Silas, è un gioiello di invenzione.


E tuttavia tanto le avventure del piccolo Nemo quanto quelle del “maniaco di crostini” di turno pur se infarcite di elementi onirici non scaturivano dai sogni reali di McCay. McCay poteva anche trarre ispirazione dalle proprie esperienze oniriche (così nacquero i Dreams, ad esempio) ma quelle che raccontava erano storie create per il pubblico dei lettori di quotidiani secondo una precisa formula narrativa, per quanto fossero costruite con l'ampia libertà che solo un linguaggio giovane si poteva permettere.

Flock of Dreamers, in merito, è molto diverso perché raccoglie i sogni di una ventina di autori di fumetti. Proprio per questo, però, è anche molto meno riuscito. Non tanto e non solo perché in un'antologia, tra l'altro così variegata, la qualità dei contributi non può che essere altalenante, ma soprattutto perché alcuni dei fumetti proposti manifestano i limiti del linguaggio in questo campo.
Il titolo dell'albo è quanto mai efficace, poiché il termine “flock” in inglese indica tanto lo stormo quanto il gregge (volare e contare le pecore sono azioni legate al sogno e al prender sonno).
Tuttavia, con qualche notevole eccezione (penso in particolare a Crumb), buona parte delle storie risultano sbiadite.
Non ho letto i Rare Bit Fiends di Rick Veitch, quindi potrei seriamente sbagliarmi, ma ritengo che il fumetto onirico più interessante sia Complotti Notturni (Coconino Press, 2008) di David B, una raccolta di diciannove sogni fatti dall'autore francese tra il 1979 e il 1994.
Quello realizzato da David B, però, è un fumetto (mi si passi l'espressione infelice) talmente sofisticato da apparire “involuto”: per quanto siano presenti le canoniche vignette, la narrazione procede per ampie ellissi con un uso intenso delle didascalie in prima persona senza le quali si perderebbero elementi sensoriali e informativi fondamentali e in particolare quelle conoscenze del soggetto sognante conferitegli “a priori” dal sogno stesso.
Quasi una sequenza di immagini legate da un commento letterario più che una selezione di tempi e spazi.



Insomma questo è il punto: dopo aver letto Flock of Dreamers ho qualche dubbio che il Fumetto, che si basa sulla sintesi, sia un medium particolarmente adatto a raccontare l'esperienza onirica. Lo dico da amante dei fumetti ma anche da amante dei sogni.
Perché il Fumetto, per quanto non scritte, ha delle regole, vive di convenzioni e le sfrutta, mentre i sogni per definizione non hanno regole, sono personali e la loro interpretazione, non potendo prescindere dalla vita più intima del soggetto, non è universale.

domenica 10 gennaio 2010

Buon Annoween

Questa mattina, uscendo di casa per fare colazione, ho trovato una sorpresa...


Sì, è proprio una zucca gigante.


Sono sicuro di non essere io il destinatario dello scherzo e, per quanto l'ipotesi sia suggestiva, il sospetto che si tratti della pubblicità occulta (porta-a-porta) di una nota banca online olandese è palesemente privo di fondamento.
Comunque sia la zucca ostruiva il passaggio e impediva l'apertura completa della porta; non il massimo per la sicurezza in caso di necessità di evacuazione...
Sarà la deformazione professionale, ma sarebbe bello che chi architetta scherzi tanto singolari lo facesse con un minimo di sale, appunto, in zucca.