lunedì 30 agosto 2010

Sweet home Chicago

Louis Sullivan's Idea è il titolo di un'interessante mostra di architettura aperta fino al 28 novembre presso il Chicago Cultural Center e dedicata alle opere in gran parte perdute di uno dei padri del modernismo.
Curata da Tim Samuelson la mostra si fregia dell'allestimento di Chris Ware, altro famoso ammiratore del grande architetto americano. A brevissimo sarà pubblicato il catalogo omonimo della mostra, sempre curato da Samuelson e Ware.
Nel 2004 la collaborazione dei due amici con Ira Glass di This American Life aveva prodotto un'altra pregevole pubblicazione dedicata a Sullivan, Lost Buildings, libretto impreziosito da un DVD di cui segue un estratto:



Maggiori informazioni e un commento sulla mostra di Chigago qui.

mercoledì 25 agosto 2010

Digressione; ovvero Magnus Benjaminus (4)



Strepitosa sigla d'apertura del nuovo telefilm Sherlock ideato da Steven Moffat e Mark Gatiss, già visti entrambi encomiabilmente all'opera sul mitico Doctor Who.
Prima o poi a Londra ci dovrò andare.

New York Ex Machina (2)

Il legame di Ex Machina con la città di New York si spinge oltre la mera trascrizione del paesaggio urbano in disegni accattivanti di rara coerenza.
Mitchell Hundred, prima di diventare Sindaco della città, è un Ingegnere Civile. L'incidente che gli conferisce i poteri di Great Machine è l'esplosione di un manufatto di natura misteriosa che riaffiora durante un controllo presso una pila del Ponte di Brooklyn. Aperto al pubblico nel 1883, il Ponte di Brooklyn con le sue alte torri in granito dagli archi a sesto acuto e gli imponenti cavi in acciaio è una delle icone di New York, simbolo dell'ottimismo di un periodo in un cui una fiducia quasi religiosa nella tecnica aveva reso possibile la costruzione del più lungo ponte sospeso del mondo. Entrambi i progettisti dell'opera, John e Washington Roebling (padre e figlio), durante i lavori di costruzione riportarono in cantiere ferite invalidanti. Il primo addirittura ne morì. La fama del ponte presso i tecnici è dunque ambivalente e risulta significativo che Hundred vi trovi al contempo l'origine del proprio potere ma anche della propria dannazione.

A questo riguardo una vignetta tratta dal venticinquesimo albo della serie appare emblematica: vi si vede Hundred, sfigurato e agonizzante dopo l'esplosione, preoccupato più della stabilità del ponte a seguito dello scoppio che non della propria salute. Sopra di lui incombe il piano stradale sospeso; sullo sfondo la massa inconfondibile delle torri del World Trade Center, che rivestono un ruolo chiave negli sviluppi futuri della storia.

Il ponte, nella sua maestosità o anche solo come elemento di secondo piano, torna ricorsivamente nelle pagine e nelle copertine degli albi di Ex Machina confermando il proprio ruolo di primaria importanza all'interno del fumetto. La scelta di questo luogo come origine della vicenda sottolinea poi un carattere spesso trascurato di New York, cioè il suo essere anche città d'acqua. Kremlin, compagno di Hundred nei suoi giorni da Great Machine, deluso per il presunto abbandono della missione salvifica da parte dell'amico sceso in politica si ritira a tramare vendetta a Coney Island facendo proprio delle strutture abbandonate del porto il suo rifugio. Anche questo luogo non sembra essere stato scelto a caso da Vaughan poiché prima di un lungo declino da cui si sta lentamente riprendendo Coney Island, con il suo famoso parco giochi, fu in passato territorio dell'immaginario newyorchese e laboratorio architettonico della futura Manhattan.

Ex Machina ha indubbiamente il pregio di evidenziare il ruolo importante della politica nella gestione degli agglomerati urbani e gli stretti legami che essa intesse con l'urbanistica: la Città è molto più del semplice insieme dei suoi edifici e delle sue strade. Sono tuttavia molte le strutture architettoniche famose di New York ritratte nel fumetto che servono a identificare i luoghi in cui si svolgono gli eventi: dalla Unisphere di Queens, alla Wonder Wheel e al Cyclone di Coney Island; dalla Statua della Libertà, ai grattacieli più noti di Manhattan.

In una vignetta tratta dal primo albo della serie viene riprodotta la fittizia pagina di apertura del primo quotidiano ad aver pubblicato un'immagine di Great Machine. Essa ritrae l'eroe volante che sfreccia con le sue ali jet davanti al Flat Iron Building, nota icona architettonica di cui si è già avuto modo di parlare. Sulla strada ricoperta di neve sta passando un taxi (altro popolare segno visivo legato alla città) che risalta sul manto bianco per il suo caratteristico colore giallo. In primo piano sono visibili un cartellone pubblicitario a tema hip-hop e la ringhiera del sottopassaggio pedonale per accedere alla stazione della metropolitana. L'orizzonte è inclinato, a simulare lo scatto veloce della foto. E' interessante notare che l'immagine non è un disegno, bensì un vero fotomontaggio. La dicotomia tra questa fotografia, per quanto ritoccata con l'inserimento dell'uomo volante, e il disegno del resto del fumetto è chiaramente voluta e ammicca al complesso rapporto che coinvolge i media nella costruzione della realtà.
Nuovamente la quinta urbana scelta come sfondo non sembra casuale: il Flat Iron Building ha una lunga tradizione associata al fumetto americano.

Un legame che si rinnova anche nella copertina del numero 32 di Ex Machina, nella quale un'inquadratura frontale della “prua” dell'edificio di Burnham funge da sfondo per un Hundred colto nell'atto di slacciarsi camicia e cravatta lasciando intravedere sulla pettorina del costume sottostante il disegno di una ruota dentata, simbolo di Great Machine. Evidente e diretto il riferimento ironico all'iconografia di Superman citata tanto nella posa di Hundred quanto nella cupola telefonica su cui è appoggiato il casco dell'eroe che va a sostituire la ben nota cabina utilizzata dal personaggio di Siegel & Schuster per svestirsi dei panni di Clark Kent.
Architettura e uomo qui sono tutt'uno: il Flat Iron Building e Mitchell Hundred sono inquadrati frontalmente (nessun dubbio, infatti, che la “prua” del palazzo larga appena due metri ne costituisca la facciata principale); il design dell'edificio è intrinsecamente dinamico, come dinamica è la posizione dell'eroe che si prepara a intervenire; entrambi infine vantano un primato: il Flat Iron Building (1903), tutelato dal 1989 come monumento storico nazionale, è considerato uno dei primi grattacieli di New York; Great Machine, alter ego di un uomo che da ragazzino leggeva le avventure di un personaggio nato nel 1938 sulle pagine di Action Comics, è il primo “vero” supereroe della Grande Mela.

Il rapporto profondo con le icone architettoniche di New York è poi testimoniato in una maniera del tutto particolare da una doppia splash page tratta dal ciclo di storie "Ex Cathedra". Hundred, convocato in Vaticano dal Papa che gli vuole praticare un esorcismo viene contemporaneamente aggredito a distanza con un apparecchio che agisce sul suo cervello; comincia così a delirare e si ritrova al cospetto di Dio. L'aspetto della divinità ricalca l'iconografia classica del vegliardo dalla lunga barba assiso in cielo, composta tuttavia con le più note architetture di New York: l'aureola è sostituita dalla corona della Statua della Libertà; il naso è il Vertex del Chrysler Building; le labbra i piani superiori dell'Empire State Building; i baffi il Ponte di Brooklyn; barba e capelli si fondono nei leoni della Public Library; le dita della mano destra sono altrettanti bracci che reggono la fiaccola della Statua della Libertà. Ancora una volta l'ironia insita nella rappresentazione è evidente (anche perché Dio è il Grande Architetto) ma a essa soggiace con altrettanta evidenza una vera e propria devozione per i simboli della metropoli americana.

(2 - continua)

martedì 24 agosto 2010

New York Ex Machina (1)

La recente (e sorprendente) conclusione di Ex Machina è occasione per postare alcune considerazioni su un fumetto che oltre a costituire un'intelligente riflessione sul tema del potere e della politica celebra in tutto il suo fascino la città di New York.

Ideato dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan in collaborazione con il disegnatore Tony Harris, Ex Machina è una maxiserie di cinquanta numeri edita dal 2004 al 2010 dalla divisione Wildstorm dell'editore DC Comics, etichetta specializzata in storie che esplorano il lato più oscuro e maturo del genere supereroistico.
Protagonista principale di Ex Machina è Michtell Hundred, un giovane ingegnere civile della città di New York che a seguito di un misterioso incidente acquisisce la capacità di comunicare e imporre comandi vocali agli apparecchi elettronici o meccanici.
Cresciuto negli Anni Settanta con i fumetti dei supereroi, figlio unico di un'attivista per i diritti civili che gli ha insegnato la Meditazione Trascendentale, Hundred si costruisce così un'ala supersonica con cui volare tra i grattacieli di New York e usare i propri poteri per portare aiuto ai suoi concittadini, vittime dei mali di ogni grande città: microcriminalità, droga, violenza.
Dopo un anno di esperienze semi-fallimentari come supereroe, Hundred decide di sfruttare la piccola notorietà malamente conquistata per concorrere alla carica di Sindaco di New York, consapevole che l'unico aiuto reale alla città può venire solo dalle Istituzioni.
La mattina dell'11 settembre 2001, grazie alle sue facoltà superumane, Hundred riesce a impedire il crollo della Torre Sud del World Trade Center deviando il percorso fatale di uno degli aerei dirottati dai terroristi e acquisisce così la popolarità che gli permette di risultare vincitore, contro ogni pronostico, alle elezioni amministrative del novembre seguente.


La serie alterna piani temporali diversi, raccontando l'esperienza di Hundred come Sindaco di New York inframmezzata a flashback della sua carriera di supereroe autonominatosi Great Machine (“Macchina Meravigliosa”), nome di battaglia derivato dalla definizione della società data dal terzo Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson (1743-1826).
Se il protagonista principale di Ex Machina è Mitchell Hundred, co-protagonista sua pari è indubbiamente la città di New York. Considerata la materia delicata da cui origina il soggetto (l'attentato dell'11 settembre 2001 combinato con elementi di fantasia) la necessità di aderire al reale traspare con grande evidenza dalle pagine del fumetto, tanto che uno dei suoi maggiori punti di forza è sicuramente il realismo delle rappresentazioni. Ciò vale tanto per le fattezze dei personaggi quanto per le ambientazioni urbane. Così la città appare riconoscibile non solo negli elementi caratteristici composti da Harris nelle vignette, cioè quelle stesse cisterne d'acqua, scale antincendio, pareti in mattoni celebrate magistralmente nel Daredevil di Frank Miller, ma anche nella scelta delle inquadrature delle viste stradali, con vignette di grandi dimensioni (in genere non ve ne sono mai più di quattro per pagina) che il più delle volte, pur senza esserlo, hanno tutte le caratteristiche delle soggettive e che riescono a catturare i molti dettagli dell'ambiente urbano risultando piacevolmente familiari a chiunque abbia passeggiato per le strade di Manhattan.
Al paesaggio stradale dei parchi di quartiere, delle strade alberate, dei semafori protesi sulle larghe avenue, delle piccole attività commerciali, dei tenement fatiscenti e delle ricche facciate di palazzine residenziali ornate di fregi in pietra si contrappone il panorama frastagliato del superiore livello dei tetti: vetusti impianti tecnologici, selve di camini, giardini pensili, splendide piscine, torri di vetro che si levano verticali a sfidare il cielo.


E a questo ancora fa da contrappunto la complessa rete claustrofobica e viscerale dei tunnel sotterranei, che costituisce un labirinto semi-sconosciuto lasciato parzialmente in abbandono da decenni, terreno fertile per generare incubi degni delle più virali leggende metropolitane.


Si conferma dunque in Ex Machina il carattere di New York come incrocio di metropoli verticale e orizzontale già palese nelle opere di Frank Miller; una natura resa qui ancora più esplicita dai tagli alternati nelle due dimensioni delle grandi vignette d'ambiente che, occupando circa un terzo della pagina, aprono a effetto le tavole di Harris strutturate secondo schemi ripetuti.
Un ambiente urbano che, in parallelo con l'evoluzione delle tendenze dei modi di ripresa nel campo del cinema e della televisione e lo sviluppo dei videogiochi, risulta sempre più caratterizzato dal movimento: i protagonisti sono infatti spesso inquadrati nel corso di spostamenti da un punto all'altro della città (di qui la mirabile congruenza tra vignette descrittive e narrative) e anche all'interno di una stessa scena il punto di vista varia continuamente, con angolazioni e inclinazioni talvolta molto marcate.
Lo stesso Hundred, dismessi i panni di Great Machine, è frequentemente rappresentato mentre impartisce disposizioni ai suoi collaboratori nel momento di prendere l'elicottero, a dimostrazione dell'uso corrente che tale mezzo riveste negli spostamenti all'interno dell'area urbana di New York.
In tutte queste rappresentazioni il ricorso alla base fotografica è evidente, e testimonia una scelta precisa simile a quella adottata da Michael Lark e Stefano Gaudiano sul contemporaneo Daredevil, sebbene in questo secondo caso la volontà di proporre una raffigurazione realistica della città si sposi con un'interpretazione malinconica e decadente, molto corporea, fedele al carattere notturno del personaggio e delle storie di cui è protagonista.

(1 - continua)

mercoledì 18 agosto 2010

Senza parole

Ma per due motivi diversi.

Questo il video della storica "reunion" tra David Gilmour e Roger Waters consumatasi lo scorso 10 luglio a beneficio di una raccolta fondi per la Hoping Fundation.

Hoping Foundation benefit performance from Hoping Foundation on Vimeo.


Qui invece la Trascendent City di Richard Hardy, felice (?) connubio tra le visioni future di Archigram e Hayao Miyazaki (Nausicaa).


Buone visioni.