venerdì 28 ottobre 2011

IT'S CLOBBERIN' TIME!


A partire da lunedì 31 ottobre Lo Spazio Bianco, sito che non ha certo bisogno di presentazioni, renderà omaggio ai 50 anni dei Fantastici Quattro pubblicando online il primo, storico numero della testata rivisitato pagina per pagina da grandi autori del fumetto italiano (o almeno così è dato di capire dal lancio presente sul sito).
Importante contributo a quella che si annuncia come una festa per gli occhi (la copertina è a firma di Cavazzano/Gottardo/Corsi) sarà dato da un apparato critico di cui è già anticipato lo speciale introduttivo di Andrea Plazzi.
Il tutto si dipanerà nel mese di novembre.
E allora tutti pronti... IT'S CLOBBERIN' TIME!

P.S.
Questa celebrazione ai FF è prima di tutto un omaggio al grande Jack Kirby, oggetto in tempi recenti di una vera e propria riscoperta fatta non solo di saggi e di bei volumi da collezione ma anche di tributi appassionati, come in questo caso, da parte di talentuosi fan.
Per quanto ne so, ad aprire la pista sono stati i nostri Alessandro Micelli, Gianluca Maconi e Simone Paoloni con il loro Tales of Avalon, storia tecnomagica di divinità ed eroi edita da ReNoir Comics e giunta ora al secondo volume (con spin off Camelot Chronicles) dopo una prima autopromozione presentata a Lucca 2009.
Anche in questo caso l'omaggio al "Re" è collettivo, perché i disegnatori che hanno prestato la propria arte al progetto sono moltissimi, troppi da elencare in un post scriptum che sta diventando più lungo del post originale.
Dimenticavo: il primo volume si fregia di un'altra bella introduzione, guarda caso, di Andrea Plazzi.

copertina di Tales of Avalon vol.2

giovedì 20 ottobre 2011

Geometrie dello Sguardo (disegnato)


 

Greg Shaw e Marc-Antoine Mathieu, rispettivamente con Travelling Square District (Sarbacane, 2010) e 3 Secondes (Delcourt, 2011), firmano due interessanti opere sperimentali il cui formato inusuale è funzione delle modalità narrative similari che informano i due albi.
In entrambi i fumetti la dimensione rigorosamente quadrata delle vignette e delle pagine - formato che per traslato si estende all'oggetto-libro - è dispositivo privilegiato di indagine spaziale per rappresentare uno sguardo profondo sulla realtà. La zumata dell'atto scopico è infatti lo spunto narrativo comune a entrambe le opere, pur nella diversità delle declinazioni e degli stili che caratterizzano i due autori.

Curiosamente, Travelling Square District e 3" trattano ambedue di tradimenti, omicidi e attentati, e hanno come scenario uno spazio urbano in apparenza smisurato ma in realtà circoscritto dai rigidi vincoli dalla strategia narrativa.
Per Travelling Square District si tratta dello skyline di una città immaginaria “tipicamente” nordamericana che giustappone con la massima libertà elementi di grandi dimensioni (ponti, monumenti, grattacieli ipermoderni e déco) a elementi minori altrettanto iconici (graffiti, insegne, cisterne) prelevati da città reali quali New York, Chicago, San Francisco e reinterpretati da Shaw con ironia sottile. Del resto un film ipercinetico e spettacoloso quale il recente Transformers: Dark of the Moon (2011) di Michael Bay è la dimostrazione di come qualunque città dell'audiovisivo possa essere teatro perfettamente credibile per la messa in scena di architetture fortemente connotate prelevate dal luogo di sedime reale e inserite in un altro ambiente con un'operazione in cui il concetto di fungibilità spaziale acquista una dimensione globale resa possibile dall'autoreferenzialità sempre più spinta dell'architettura contemporanea e dalla sua generale indifferenza al contesto (nel film sopra citato, ad esempio, il cantiere del CCTV di Rem Koolhaas viene trasferito dalla Beijing pre Olimpiadi del 2008 alla Chicago del presente devastata dai Decepticon).

Zou Jian - CCTV (da Croniques de Pékin, Xiao Pan Editions, 2008)
Michael Bay - CCTV (da Transformers: Dark of the Moon, 2011)

Nel fumetto di Shaw l'unità di luogo è dunque costituita da una veduta panoramica urbana, esplorata dal lettore con un canocchiale virtuale che zuma su finestre e terrazze seguendo nello spazio (e nel tempo, attraverso l'uso di flashback) gli spostamenti e le azioni di un insieme di personaggi idioti e fatalmente perdenti. Apertamente ispirato a La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock (omaggiato qui sotto forma di statua), il fumetto procede per vignette dalla forma quadrata raggruppate in numero di quattro o sedici per pagina. Queste risultano dunque grandi o  piccole, secondo due dimensioni prefissate, in funzione della profondità della zumata, con l'obiettivo non secondario di guidare la temporalità di lettura di uno sguardo che scorre velocemente sulla quinta urbana per soffermarsi più a lungo con chiaro intento voyeuristico quando incrocia le persone che calcano la scena.

Greg Shaw - slittamento dello sguardo (da Travelling Square District)
Marc-Antoine Mathieu - penetrazione dello sguardo (da 3")

Anche in 3” l'azione ha luogo in una precisa porzione di spazio (che in questo caso si dilata dal quartiere di una generica città francese alla Luna) e di tempo (i tre secondi del titolo) la cui complessa geometria è sorprendentemente individuata e delimitata da un gioco di riflessi catturati da uno specchio nel corso di una performance artistica. Il fumetto, tutto giocato sulla dualità (bianco/nero, prima/dopo, apparire/essere) è strutturato secondo una griglia di nove (3x3) vignette quadrate per pagina. La loro dimensione fissa pone idealmente ciascuna di esse sullo stesso piano della precedente e della successiva suggerendo un movimento costante dello zoom che in questo caso segue il percorso di un fotone nell'arco di tre secondi; un artificio retorico atto a bilanciare l'inevitabile soffermarsi dello sguardo del lettore su precise vignette più significative di altre per la leggibilità dei dettagli in esse contenuti, dettagli funzionali alla piena comprensibilità dell'intreccio muto ordito da Mathieu che procede per continui ribaltamenti e colpi di scena.

Entrambe le opere, poi, ammiccano o fanno esplicito riferimento alla multimedialità.
In Travelling Squatre Distric un triangolo isoscele con la punta rivolta verso destra, icona universale associata alla riproduzione audiovideo, precede nella lettura la prima vignetta dell'albo segnandone così l'avvio; lo stesso simbolo indica in copertina un piccolo riquadro di cielo a fianco del titolo, riquadro che individua il soggetto della vignetta iniziale all'interno dell'ampia panoramica urbana che fa da sfondo generale alla storia, riprodotta qui al vivo nella sua interezza.
L'immagine di copertina si presenta così di fatto come una mappa che permette di (rin)tracciare idealmente sul panorama urbano il percorso dello sguardo/riquadro (il “travelling square” del titolo ironico) che si dipana nelle pagine interne del volume. Un'attività di orientamento in cui il piano orizzontale caratteristico del movimento fisico è sostituito in questo caso dal piano verticale del movimento (tele)scopico.
3”, invece, nasce addirittura in prima battuta come fumetto digitale trovando solo in un secondo momento opportuna traduzione cartacea. La natura duplice di tale incarnazione, perfettamente coerente con la tematica duale del narrato, rende così possibile una fruizione della storia duplice anch'essa: il lettore (più o meno attivo) della versione su carta può diventare - volendolo - lo spettatore (più o meno passivo) della versione digitale regolando su quest'ultima la velocità di progressione della zumata.



L'analogia tra le due opere si ritrova anche nella modalità di realizzazione grafica dell'effetto di zoom.
Shaw e Mathieu hanno stili di disegno assai diversi, ma la necessità di mantenere inalterata la scena alle diverse scale si traduce per entrambi nel pesante ricorso all'image editing che permette loro di tagliare e ingrandire gli sfondi inserendovi di volta in volta i particolari da osservare, disegnati a parte, per garantirne la leggibilità - con transizioni che in 3”, opera da questo punto di vista estremamente più complessa, non appaiono sempre ben risolte perché nella stampa del libro di Mathieu le linee più sottili talvolta svaporano quasi fossero malamente cancellate.
Per contro mentre nel fumetto di Shaw lo spazio ritratto è uno spazio assoluto dove lo sguardo è libero di vagare ma in cui il punto di vista dell'osservatore/lettore resta fisso e immutabile in un altrove astratto, in Mathieu lo spazio ritratto è uno spazio relativo che si deforma agli occhi dell'osservatore/lettore mentre questi ne penetra il riflesso in funzione della caratteristiche della superficie specchiante e in cui gli errori e la parzialità della percezione risultano funzionali alla costruzione emotiva del racconto.
Laddove Travelling Square District è teatrale, 3” è cinematografico.
D'altra parte Travelling Square District si presenta come una “classica” commedia nera punteggiata dell'ironia e del sarcasmo di Shaw (in ciascun nome dei vari personaggi, per fare un esempio, si cela un'anagramma di quello dell'autore), mentre 3” è un noir drammatico con concessioni minime al sorriso (l'esclamazione inaspettata della mosca presumibilmente colpita di striscio da un colpo di pistola - unico baloon presente nel racconto - è un elemento bizzarro decisamente spiazzante).

Greg Shaw, TRAVELLING SQUARE DISTRICT, Sarbacane, 2010
Marc-Antoine Mathieu, 3” (3 SECONDES), Delcourt, 2011


P.S.
Mi riprometto di tornare sull'argomento con ulteriori considerazioni sulle caratteristiche dello spazio urbano messo in scena nelle due opere appena vincerò pigrizia e verbosità.

lunedì 17 ottobre 2011

A San Vito, tra Jazz e Fumetto

Sabato scorso, nell'incantevole cornice dell'Antico Ospedale dei Battuti di San Vito al Tagliamento (Pn), i fumettisti Giulio De Vita, Dimitri Fogolin, Massimiliano Gosparini e Davide Pascutti affiancati dai jazzisti Luca Colussi (batteria), Massimo De Mattia (flauti), Alessandro Turchet (contrabbasso) e Luigi Vitale (vibrafono) hanno dato vita a un'affascinante performance di improvvisazione musical-fumettistica.


Avvolti dalle atmosfere suggestive e cangianti evocate dalla musica suonata dal vivo, i quattro autori si sono lanciati nella creazione di una breve storia a fumetti improvvisando anch'essi al pari dei musicisti su un tema dato, che nel loro caso consisteva nell'inserire un riferimento a San Vito al Tagliamento nel breve racconto che andavano realizzando.
Il tutto alla presenza di un pubblico curioso e interessato, libero di fruire della musica stando comodamente seduto o vagando tra i tavoli dove i fumettisti, ciascuno impegnato nel suo personale assolo, scatenavano su carta la loro fantasia utilizzando come strumenti matita, china e pennello.
La performance, terminata dopo un'ora in un crescendo travolgente, ha riscosso un ottimo successo, sottolineato dai molti sorrisi soddisfatti dei partecipanti e dai calorosi applausi del pubblico intervenuto.


Giulio De Vita ha sorpreso per l'istintualità e lo spirito decisamente jazz con cui, con un segno inequivocabilmente personale eppure lontanissimo dalla meticolosità e dal rigore che contraddistingue la sua produzione francese, ha realizzato ben diciassette splash page di una storia ipercinetica sospesa tra l'erotico e il fantastico in cui l'iconico campanile di San Vito diventa enorme matitone.


Dimitri Fogolin ha commosso per la delicatezza con cui ha ritratto il volo poetico e onirico sul centro cittadino dello spirito di Pomponio Amalteo, pregevole pittore cinquecentesco noto per i cicli di affreschi realizzati in numerosi centri del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, tra cui appunto San Vito al Tagliamento dove ebbe sede la sua bottega. La tavola realizzata da Dimitri può essere ammirata sul suo blog.


Massimiliano Gosparini, cogliendo forse suggestioni ispirate dal primo brano eseguito dai musicisti, ha messo tavolozza e pennelli a servizio di Sempre dritto, storia di un tentativo di gita al mare "familliare" andato a vuoto e riferimento ammiccante a La Deviazione del fumettista jazz per antonomasia: il grande Moebius.


Davide Pascutti ha divertito per lo spirito e la leggerezza ariosa con cui ha interpretato il tema, dando vita a un metafumetto minimale in cui il dialogo spassoso tra una voce fuori campo e un personaggio iconico sbeffeggia i luoghi comuni su, appunto, la musica jazz e i fumetti.


La performance è stata preceduta dalla presentazione del libro di Flavio Massarutto Assoli di China. Tra Jazz e Fumetto.
Pino Saulo, noto giornalista musicale e conduttore di Rai Radio Tre, e Salva(tore Oliva), grande esperto e collezionista di fumetti, hanno illustrato efficacemente al pubblico un'opera unica nel suo genere a livello internazionale, sottolineando come nell'esaminare i rapporti, gli intrecci tra due arti popolari “testimoni del loro tempo” Massarutto sia riuscito a coniugare un approccio rigoroso alla musica jazz (tanto che il libro può essere considerato un piccolo trattato di musicologia sul genere) alla scrupolosa ricognizione di quanto del jazz il fumetto ha raccontato e raccolto nel corso di oltre un secolo.
In una esemplare fusione, aggiungo io, di consapevolezza - nel senso di competenza tecnica - e cuore.

Una serata bella e stimolante che ci auguriamo possa diventare appuntamento fisso e spunto di ulteriore indagine e ricerca tra mondo musicale, arti narrative e disegno.

sabato 1 ottobre 2011

Dedicaces trevigiane


Breve appunto fuori tempo massimo (tanto per non smentirsi).
La settimana scorsa sono riuscito a fare una scappat(ell)a al Treviso Comic Book Festival, manifestazione alle porte di casa che per varie vicissitudini ho cominciato a frequentare (purtroppo) solo dalla precedente edizione.
Per quanto un pomeriggio non sia bastato per godere appieno del succulento programma di mostre e incontri offerto dal Festival, l'impressione che ne ho ricavato è stata ottima.
Merito sicuramente della quantità ma soprattutto della qualità delle offerte.
La presenza di autori come Makkox e Stephane Levallois (sono ancora commosso per le dedicaces strepitose) unita alla dimensione raccolta della mostra mercato e al carattere diffuso dell'offerta espositiva che le fa da corollario sono punti di pregio che spero di ritrovare la volta prossima e negli anni a seguire.